VALENTINA MOSSA – Psicologa

Vivo a Torino da circa cinque anni, dopo aver abitato in altre città italiane e all’estero. Dopo anni di nomadismo, sono arrivata qui per amore e ho preso la residenza. Tutto è iniziato quando mi sono trasferita da Bari a Chieti per studiare psicologia. L’amore per questa materia è scoppiato a 13 anni, quando lessi il libro di Cinzia Tani, “Assassine”, e restai affascinata dall’animo umano femminile. Penso di aver scelto questo percorso di studi perché sono molto curiosa: desidero scoprire sempre qualcosa di più, indagando a fondo.

Sono partita da studio e formazione psicoanalitica ortodossa, ma durante il percorso mi sono resa conto che non mi rappresentava. Ho intrapreso così un nuovo percorso e mi sono orientata verso un approccio psicoanalitico più sociale. I riferimenti sono gli stessi, varia però il modo di applicarli. Inoltre mi piace moltissimo leggere e ho iniziato a utilizzare sia la letteratura che la scrittura nei percorsi clinici: consiglio libri ai pazienti e ne ricevo in cambio; chiedo loro di scrivere a casa ciò che vogliono analizzare e poi lo leggiamo insieme, ne parliamo. È un modo per avvicinare con delicatezza ad argomenti faticosi, mettendo una sorta di distanza di sicurezza.

Mi sento un’artigiana clinica delle storie. Con me si va a bottega: si parla tanto, si ascolta tanto, si ride e si piange, ci si sporca le mani insieme per tutta la durata del percorso. Serve tempo per risolvere i nodi, e per ciascuno è diverso a seconda del trauma e del modo in cui si reagisce. Quando parlo di traumi non mi riferisco per forza a degli eventi tragici o catastrofici: perdere il lavoro, affrontare la maternità, le difficoltà universitarie possono essere vissuti come tali. Propongo un approccio non dogmatico, legato alla realtà. Penso sia importante per gli psicologi uscire dagli studi, conoscere la quotidianità e proporre un orientamento diverso. La psicologia non è una cosa per matti, bensì un supporto per chi vive delle difficoltà anche circoscritte.

La realtà torinese per me è soprattutto femminile. Forse è una questione di pelle, per quanto comunico, per come ci si riconosce. Le mie pazienti vanno dall’adolescenza all’età adulta, con una forte presenza di giovani adulte. Loro sono con me quotidianamente: le tengo a mente, le penso, le immagino. C’è un libro di Marcela Serrano, “Dieci donne”, in cui mi ritrovo. Sono convinta che le mie pazienti insieme starebbero bene perché sono davvero meravigliose.

Per maggiori info: www.valentinamossapsicologa.com/