GABRIELLA MOSSO – Scrittrice

Ho iniziato a leggere durante la mia infanzia solitaria e a scrivere in spontanea conseguenza dell’amata lettura. Mi rendo conto di aver avuto un’esistenza molto intensa, rivoluzionata in gioventù per amore. Ho avuto due figli dal matrimonio e quando il legame si è spezzato mi sono rimessa in gioco. Sono passata dalle attività di volontariato, di quando ero moglie, a un impiego in azienda, cogliendo al volo la prima opportunità lavorativa. In quella nuova situazione professionale, dopo qualche tempo, ho incontrato un uomo che ha saputo farmi ancora credere nei rapporti sentimentali. Da allora sono trascorsi 20 anni.

Nella mia vita la scrittura è sempre stata una compagna costante. Molti dei racconti che inviavo alle riviste venivano pubblicati e ciò mi dava l’incentivo a continuare e a crederci. Sono passata alla scrittura di un romanzo quando mia figlia mi pregò di narrare la storia della nostra famiglia. Grazie al suo invito, che ho accettato con entusiasmo, ho rivissuto episodi del passato, ho ricordato voci, intonazioni, vestiti e odori, che erano presenti nel mio bagaglio interiore. Dove non ricordavo sono arrivati in soccorso i parenti che hanno permesso di ricostruire i pezzi mancanti.

Il libro è una storia di famiglia, che parte dai bisnonni a inizio ‘900 e arriva sino ai giorni nostri. È significativa la vicenda di mio nonno, vedovo con figli, che si sposò in seconde nozze con una vedova, a sua volta con prole, e dal loro secondo matrimonio nacquero altri tre figli. Crearono una grande famiglia eterogenea, proprio com’è la mia in questo momento e da questa analogia il libro prende il titolo: “I miei, i tuoi, i nostri”. Raccontando le nostre vite ho messo a nudo le peculiarità dei non pochi personaggi, fino a comporre un intreccio di fatti e di sentimenti.

Il libro è stato pubblicato nel 2017 e ha una storia a sé. Lo spedii in formato cartaceo ad Edizioni Araba Fenice, solo dopo l’invio mi accorsi che la lettura risultava difficoltosa per un’incompatibilità tra il mio file e la stamperia alla quale mi ero rivolta. Chiamai l’editore, dopo alcuni giorni, per scusarmi e proporre l’invio di un secondo manoscritto di facile lettura, invece il testo era piaciuto e nacque così la nostra collaborazione. Il libro è distribuito anche fuori dalla nostra regione e il fatto che abbia varcato i confini è per me motivo di orgoglio piemontese.

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