People for Popping

Dal 30 agosto al 1 settembre 2018 a Torino è stato presentato il Popping for Parkinson’s, una danza mutuata dall’hip hop e pensata per i parkinsoniani sfruttando il tremore. Nei giorni di lancio si sono susseguiti incontri e lezioni, concerti ed eventi conviviali per mostrare a tutto tondo questa disciplina che è messa a disposizione gratuitamente.

Donne di Torino ha aperto uno spin-off per l’occasione. Partendo dalla storia raccontata da Giovanna Russo è nato #peopleforpopping. Abbiamo così incontrato e fotografato i protagonisti delle giornate: Simone, l’ideatore del PfP, e Claudio, l’insegnante; le persone che lavorano nell’Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte e chi a Lab22 ospiterà per un anno le lezioni. Ma soprattutto abbiamo ritratto i parkinsoniani, con le loro storie da guerrieri.

Ecco qui i loro volti e le loro voci.

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GRAZIELLA – Parkinsoniana
Ho scoperto di essere malata per caso. Dopo un lutto importante in famiglia cominciai a tremare ma pensai fosse dovuto allo stress e non diedi peso. Però il tremore iniziò ad aumentare e mi rivolsi a un neurologo, che formulò subito la diagnosi confermata dagli esami. Tra l’altro avevo avuto le prime avvisaglie alcuni anni prima, perdendo l’olfatto che è il primo sintomo del Parkinson, ma all’epoca non lo sapevo. All’inizio è stato un brutto colpo. Poi ho reagito perché ci devi convivere ogni giorno e non puoi lasciarti sopraffare. Così ho iniziato a informarmi su cosa è meglio per questa malattia. La sanità pubblica non passa molto e ho trovato l’Associazione dove mi sento compresa e coccolata, grazie alle persone e alle attività che propone. Un giorno sul web ho visto un video di Simone Sistarelli sul Popping for Parkinson’s e ho subito pensato che fosse geniale perché mette in moto la muscolatura nel momento del tremore. Oltre a essere divertente e aggregante, è anche molto utile. Adottando le tecniche del Popping nel quotidiano si può rilassare il muscolo e vincere la sensazione di disagio tipica di quei momenti.
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RICCARDO e GABRIELE – caregiver e parkinsoniano
Riccardo ha scoperto di essere parkinsoniano a trent’anni, per dei forti tremori alla mandibola, ed è subito entrato in cura nel reparto di Neurologia delle Molinette. Da quel momento per tutti noi è iniziata una nuova avventura che ha cambiato la quotidianità. Quasi per caso ho scoperto l’Associazione e subito ne abbiamo avuto un‘ottima impressione. Anche Riccardo si sente a proprio agio e le attività a cui partecipa sono servite molto, anche a socializzare. Il Popping è qualcosa di nuovo, dinamico e coinvolgente. Ci piace. Perché quando sei un caregiver e ti occupi di un parkinsoniano, un po’ devi iniziare a vedere le cose dal loro punto di vista. Talvolta è come scalare una montagna, con qualche ostacolo prima di raggiungere la cima. Ma con la giusta serenità si affronta tutto, i giorni facili e quelli meno.
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SANDRA – parkinsoniana
Quando tre anni fa mancò mio padre iniziai ad avere dei tremori e a soffrire di insonnia. Credetti fosse lo stress. Siccome non passavano andai a una visita neurologica e a cinquantadue anni mi diagnosticarono il Parkinson. All’inizio fu un dramma perché pensai di aggravarmi subito, invece le medicine mi permettono di condurre ancora una vita normale. Ci sono dei momenti in cui il corpo non risponde e vedo tutto nero, altri in cui mi sento in forma. La sanità pubblica passa davvero poco per noi malati e trovare attività come il Popping è importante. Il movimento mi fa stare bene e ho l’opportunità di condividere delle attività con altri parkinsoniani. I famigliari, per quanto siano presenti e affettuosi, non possono comprendere come ti senti e cosa significa avere certi sintomi, non controllare più il corpo. E poi non voglio essere compatita, anche se il mio rapporto con la quotidianità è cambiato.
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GIANFRANCO – parkinsoniano
Era una mattina come le altre e stavo attraversando Piazza Castello a Torino per recarmi al lavoro. Ho notato che il braccio con cui portavo la valigetta non dondolava come l’altro. Facendo attenzione ho rilevato altre anomalie, tra cui la miografia e la perdita dell’olfatto, così sono andato a una visita neurologica e la diagnosi è stata immediata: Parkinson. Sapevo di cosa si trattava perché ne era affetta anche mia mamma. Subito ho iniziato a prendere i farmaci, che per un periodo hanno tenuto sotto controllo i sintomi. Quando non sono più bastati ho cercato delle terapie di riabilitazione e fisioterapia, e sono soddisfatto del percorso intrapreso perché ho ripreso anche a camminare. Da ex sportivo avevo intuito che il movimento fosse fondamentale per non lasciarsi sopraffare dalla malattia e il Popping vi rientra in pieno perché produce dopamina in maniera autonoma. Da parte mia cerco di divulgare le conoscenze acquisite con l’esperienza attraverso la pagina facebook About Parkinson, dove ci occupiamo di informare a 360 gradi sulla malattia.
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SIMONE – ballerino e ideatore del Popping for Parkinson’s
Le idee spesso non sai come nascano e poi ti rendi conto che si appoggiano su più gambe. Ho iniziato a ballare da bambino e subito ho capito che la danza era il modo giusto per esprimermi senza sentirmi discriminato per il colore dei capelli. In questo mi ha aiutato anche avvicinarmi all’hip hop, la cui base è proprio l’originalità di ciascuno. In questo ballo la tecnica è condivisa ma il linguaggio è personale: ognuno esprime sé stesso, esplora e scopre il proprio valore anche grazie alla caratteristiche uniche. Dopo il diploma volevo diventare ballerino di compagnia e ho scelto Londra tra tutte le università che mi hanno ammesso. Nel frattempo ho capito che la competizione tra performer non era per me e conseguita la laurea in danza contemporanea ho direzionato il mio amore per il ballo in qualcosa che fosse anche utile. Mio nonno era parkinsoniano e di lui ricordo solo il tremore. Il Popping è uno stile di danza che unisce la musica, il movimento e lo spirito dell’hip-hop. Io l’ho semplicemente associato alle contrazioni nervose della malattia. Da questo è nato il Popping for Parkinson’s. A Londra tengo corsi gratuiti da tre anni e le persone che li frequentano non ricevono commiserazione. Fanno ciò che riescono esattamente come tutti e sono esortati a esprimere loro stessi. Se sono bravi, lo sono a prescindere dalla disabilità, che spesso è proprio la loro forza.
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CLAUDIO – ballerino e insegnante di Popping for Parkinson’s
Da adolescente mi sono avvicinato alla breakdance per strada, frequentando il gruppo che bazzicava vicino al Teatro Regio di Torino. Guardavo e mettevo in pratica finché – diventato un po’ più bravo – ho iniziato anche a ricevere qualche consiglio dai più esperti. Per ballare la Break è necessario allenarsi con costanza così, quando trovai un lavoro e il tempo libero iniziò a scarseggiare, mi iscrissi alle scuole di danza e lì ho incontrato il Popping, una danza in cui ognuno esprime ciò che è. Dopo dieci anni di doppia vita ho scelto di dedicarmi alla musica a tempo pieno e da tre anni è diventato il mio lavoro, pur continuando a studiare per migliorare. In questo percorso formativo mi sono avvicinato per caso alla musicoterapia. L’ho provata in prima persona, in modo istintivo, e ho trovato in essa ciò che cercavo perché ha molti campi di applicazione ed è stimolante. Il Popping for Parkinson’s fa parte di un cammino di apprendimento anche per me, e ringrazio le associazioni Amici Parkinsoniani Piemonte Onlus e Lab 22 per avermi dato l’opportunità di migliorarmi e di confrontarmi con una realtà nuova e un approccio diverso sia alla musica e alla danza. Per il prossimo anno sarò l’insegnante nell’area torinese e mi auguro che il progetto cresca, coinvolgendo professionisti, ballerini e quante più persone.
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UBALDO – presidente Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte Onlus
Sono entrato in contatto con l’Associazione circa sette anni fa, per trovare supporto a un mio nipote malato sin dall’età giovanile. Partecipai al convegno annuale e quindi scrissi all’allora Presidente per dare il mio punto di vista sull’andamento dell’Associazione, in particolare sulla disparità di tempistiche tra le istituzioni e le reali necessità dei malati. Lui mi convocò e coinvolse attivamente, così iniziai a dedicarmi alle attività per aiutare a gestire la malattia da parte dei parkinsoniani e dei loro famigliari. Tre anni fa il mio predecessore lasciò l’Associazione che vide in me il suo successore. Sostengo che sia importante essere parte attiva e fare cose concrete, perciò sono nate le lezioni di musicoterapia, di cucina, di supporto fisioterapeutico, per dirne alcune. Le portiamo avanti con il sostegno e il coinvolgimento diretto dei volontari associati. Tante iniziative, come il Popping, sono partite proprio da loro e noi le accogliamo con entusiasmo se hanno una reale utilità. Perché sappiamo che i parkinsoniani hanno bisogno di sentirsi capiti e in Associazione vengono anche per trovare amici con cui condividere le cose della vita.
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MARILISA, ANNACLAUDIA, ROBERTA e ISABELLA – staff Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte Onlus
Ciascuna di noi è arrivata in Associazione attraverso un percorso personale di vita e di studi. Lavorare qui ci ha dato una visione diversa dell’idea diffusa di Parkinson ed è arricchente dal punto di vista umano. I malati sono in primo luogo delle persone che hanno voglia e bisogno di condividere dei momenti ludici e delle attività per stare bene sia fisicamente che d’umore, per non chiudersi in loro stessi. In Associazione si avverte tanto il concetto di famiglia allargata: si ritrovano gli associati e i volontari, e ciascuno collabora come può, in base alle esigenze del momento e alle proprie capacità. Le persone hanno trovato modo di fare rete e le attività proposte dall’Associazione, come il Popping, sono uno spunto per farli stare insieme e creare delle relazioni anche fuori; sono un supporto per loro e per i famigliari, per non farli sentire abbandonati.
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SERENA e CLAUDIO – Lab22
Quando Claudio D’Ambrosio ci ha parlato del progetto Popping for Parkinson’s noi siamo stati subito entusiasti e abbiamo accettato di mettere gratuitamente a disposizione una sala per quanti lo desiderano praticare. Abbiamo avuto un famigliare colpito dal Parkinson e ricordiamo come la sua vita venne rivoluzionata dopo la diagnosi. Nasciamo come scuola di danza, ma l’incontro con la madre di un ragazzo scomparso nel nulla ci ha convinti a usare le nostre competenze per informare e metterci al servizio del sociale. In questi anni abbiamo avviato progetti che coinvolgono i ragazzi di Collegno, la nostra città, sensibilizzandoli su temi di pubblica utilità. Lo facciamo attraverso la danza, la musica dal vivo, il teatro. Allestiamo ogni anno uno spettacolo scegliendo tematiche profonde, dalla legge Basaglia sui manicomi alla violenza sulle donne. Lo scopo che ci prefiggiamo è di migliorare il mondo attraverso l’arte e accogliamo il Popping per i parkinsoniani per dare il nostro contributo, sperando che possa portare il sorriso a chi ci deve convivere, credendo che l’aggregazione e il movimento servano per alleggerire il loro carico fisico ed emotivo.
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NICOLETTA – B&B Portmanteau
Nei giorni del lancio italiano del Popping for Parkinson’s a Torino ho ospitato Simone nel B&B che gestisco. Quando mi è stato chiesto se potevo farlo ho accettato con piacere. Anche mio nonno si è ammalato in tarda età e questa partecipazione ha acceso dei ricordi belli. Inoltre sono convinta che sia necessario intervenire sempre in modo attivo per la collettività e che unirsi per le cose importanti sia la vera differenza. A volte non è necessario fare gesti eclatanti: se ciascuno mette il proprio piccolo contributo nella diffusione di idee, progetti e iniziative, alla fine si possono realizzare grandi cose.